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Giovani fotografi

Un progetto realizzato dall’associazione Onlus Ruvuma, ha messo alla prova un gruppo di adolescenti di Mbweni, in Tanzania: diventare per un giorno fotografi e descrivere la loro realtà. A modo loro.

Nel ruolo di facilitatori della formazione professionale, l’Associazione Ruvuma Onlus ha avviato un progetto che ha coinvolto 10 ragazzi di Mbweni che abitano nei pressi del ospedale di cui si occupa, e di età compresa fra i 13 e i 16 anni. Il progetto ha previsto la consegna di una macchina fotografica usa e getta ad ogni bambino, con l’obiettivo di registrare liberamente la loro quotidianità e contestualizzare. Il risultato di questi reportage è un bellissimo e interessante spaccato di società. Infatti, affidando direttamente ai bambini le macchine fotografiche abbiamo avuto la possibilità di vedere attraverso i loro occhi cosa vuole dire vivere a Mbweni, entrando in punta di piedi nelle case e nei momenti quotidiani delle loro famiglie.

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Masumbuko Lameck, 16 anni

«Frequento la settima elementare e abito a due chilometri dalla scuola, per questo ci posso andare a piedi senza essere costretta a prendere l’autobus. Preferisco così, faccio la strada con i miei e amici e mentre camminiamo possiamo chiaccherare, e poi in Africa gli autobus sono sempre troppo pieni e anche in ritardo, a volte non passano nemmeno. Ho una famiglia numerosa e viviamo tutti insieme, ci sono mi miei genitori, due zii, un fratello più grande e due più piccoli e anche un cugino. Mio cugino è un ragazzo speciale perché è albino e qui in Tanzania se sei albino è pericoloso, la gente ti guarda come se fossi una rarità. Ho sentito anche di albini che sono stati abbandonati o ancora peggio, venduti a stregoni e poi uccisi. A casa non ho una camera tutta per me, la condivido con i miei fratelli, a volte mi piacerebbe averne una tutta mia. Il momento più bello della giornata è l’intervallo a scuola, quando vado con le mie compagne a prendere l’acqua dal pozzo per innaffiare il giardino della scuola. La settimana scorsa abbiamo perfino costruito una bicicletta con dei pezzi di bici trovati in giro. Della Tanzania mi piace molto la natura, il mio albero preferito è il baobab, è bellissimo e anche utile, mia mamma usa le foglie per cucinare, si possono mangiare fresche o usare per fare delle zuppe».

Saidi Omari, 13 anni

«Frequento la sesta elementare e abito a Mbweni, sulla strada principale, la più grande città della Tanzania, anche se non è più la capitale. L’ultima volta che ci sono andata con la scuola siamo andati a vedere il mercato del pesce e il museo nazionale dove c’è anche una bellissima parte dedicata alla preistoria. A casa vivo con mia mamma e due sorelle più grandi di me che lavorano con lei di mattina. Mia madre ha un chiosco che vende frutta e verdura. Quando torno da scuola passo sempre i pomeriggi con le mie amiche per studiare tutti insieme».

Moses Kisusange, 16 anni

«Abito in una casa di mattoni non molto lontano dalla scuola. Mi considero fortunato ad abitare in una casa di mattoni perché molte altre case della zona sono capanne fatte con fango secco. Mi ha colpito invece vedere qualche giorno fa un albergo per turisti con il tetto di foglie secche, non ne avevo mai visto uno così prima. L’unica cosa negativa della mia casa è che è molto lontana dal pozzo così mio padre ogni giorno deve raggiungerlo in bicicletta per prendere tre taniche d’acqua per noi e anche per i nostri vicini. Ho un fratello più piccolo di 8 anni e due sorelle maggiori, quella più grande il mese scorso ha partorito e adesso la famiglia si è allargata. È stato un momento speciale, l’abbiamo accompagnata in ospedale e siamo rimasti con lei tutto il tempo fino a quando è nato il bambino. È stato emozionante la prima volta che l’ho tenuto in braccio. Uno dei giorni più belli della settimana è la domenica mattina quando vado con tutta la famiglia in chiesa che è a un paio di chilometri da casa nostra ma ci andiamo comunque a piedi. La mia famiglia è cattolica e sono uno dei pochi a esserlo, a Mbweni sono quasi tutti musulmani, nel villaggio c’è anche una moschea ma l’ho vista solo da fuori, non ci sono mai entrato».

Denis Konya, 15 anni

«Faccio la sesta elementare e vivo in una famiglia molto numerosa. Abitiamo abbastanza lontano dal centro del villaggio di Mbweni e al momento stiamo ancora costruendo le case, per la famiglia e i parenti, con i mattoni. Se decidi di costruirti una casa di mattoni e non di fango ci vuole molto più tempo perché è più costosa e compri i mattoni quando c’è la disponibilità economica. A volte ci vogliono anni per finire una casa, per fortuna la nostra è quasi finitia. Il mio sport preferito è il calcio e sono fortunato che proprio vicino a casa mia c’è un campo di pallone dove vado tutti i giorni a giocare con i miei amici. Costava troppo comprare un pallone di cuoio e allora ce ne siamo fatti uno usando sacchetti di plastica legati da uno spago. Di sera mi piace sedermi fuori casa con mio padre e mio nonno e ascoltarli che raccontano storie mentre bevono gongo, un liquore locale fatto in casa che conserviamo in bottiglie di plastica di coca cola».

Samwel Yoana, 16 anni

«Fino a 5 anni fa abitavo in una capanna di fango, poi i miei genitori hanno comprato delle capre e mia mamma ha iniziato a vendere in strada formaggi e prodotti che fa in casa così con quei soldi siamo riusciti a costruire finalmente una casa di mattoni. Quando torno da scuola vado subito a casa per badare ai miei due fratelli più piccoli, giochiamo in strada o sull’altalena che ha costruito nostro padre sul retro della casa. Mi piace la musica anche se non ho molte occasioni per ascoltarla, ma la scorsa settimana sono andato alla grande festa di inaugurazione di un nuovo reparto dell’ospedale del nostro villaggio e ho visto ballerini e suonatori di bonghi. Il bongo è il mio strumento preferito, ogni mattina quando a scuola cantano l’inno tanzano io mi ho l’onore di suonare le percussioni».

Mrashi Juma, 13 anni

«Frequento la quinta elementare e vivo a Mbweni. La mia è una famiglia tipica, in casa ci sono mia mamma, mia zia e le mie sorelle. Per lavoro cucinano e vendono la casava, che è un tubero tanzano simile alle patate e fatto con farina di mais e acqua. Qui lo mangiano quasi tutti i giorni. Mio padre e mio fratello, invece, sono pescatori e ogni giorno escono con le loro imbarcazioni, e si spingono per alcuni chilometri nell’oceano Indiano, in Tanzania quel tipo di barche si chiamano ngalawa. Ho voluto fotografare le cose che ritengo siano più importanti del posto dove abito, come le tettoie sulla spiaggia dove i pescatori vendono il pesce appena pescato e che viene poi fritto per esaltarne il sapere. E poi ho fotografato anche il mio albero preferito, è sulla strada che da Mbweni porta la mare. È un mikoko, simile alla mangrovia e le cui radici sono utilizzate per fare un medicinale in casa che serve come rimedio per tanti malori diversi».

Grina Marifa, 13 anni

«Faccio la quarta elementare. Abito in una casa molto lontana dalla scuola, e ogni giorno ci metto più di due ore per fare l’intero tragitto. A casa vivo con una famiglia molto numerosa e tra tutti i miei fratelli, sorelle e cugini io sono la più grande. Trovo molto divertente passare il tempo con loro, in tutto i miei cugini e fratelli sono otto. Visto che sono la più grande tocca a me aiutare la mamma in casa, lo faccio il pomeriggio quando torno da scuola».

Elizabeth Kipaline, 14 anni

«Faccio la quinta elementare e mi piace molto andare a scuola, è il momento più bello della giornata. Per questo motivo tutte le foto le ho fatte qui. Abito con i miei genitori, sei fratelli e mia nonna, che è molto anziana e da due anni non può più camminare per colpa di una malattia delle gambe che colpisce molti anziani qui a Mbweni. Tra i miei fratelli io sono la più grande, insieme a loro aiutiamo i nostri genitori, dopo la scuola, con l’orto e le capre. Andiamo anche tutti i giorni a prendere l’acqua dal pozzo e controlliamo il bestiame».

Hamida Hamadi, 15 anni

«Abito in una casa sulla strada principale del villaggio, a pochi metri dall’ospedale, insieme alla mamma, la zia e sette bambini, tra fratelli e cugini. Mia mamma e mia zia passano la giornata a preparare e vendere sambusa, un piatto tipico tanzano fatto con le patate bollite chiuse in una sfoglia di farina e acqua, che viene poi fritta. Ogni sera deve convincere la mia sorellina che è in stanza con me ad andare a dormire, specialmente quando inizia a piangere per restare sveglia fino a tardi. Quando non devo andare a scuola mi diverto a osservare e aiutare la mamma e la zia nella preparazione di sambusa».