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Kanga, l’abito che parla

Ovunque tu vada nell’Africa Orientale, potrai vedere dei kanga. Indossati come scialli e copricapo, usati come tende o tovaglie, indossati due alla volta, uno intorno alla vita come un sarong e l’altro sulle spalle, portato come uno scialle. I kanga sono trasformati in coloratissime camicie, magliette e abiti da abili sarti. I kanga avvolgono i bambini, appesi sulla schiena delle loro madri mentre si recano al lavoro nei campi o al mercato. I vecchi kanga si tramandano di famiglia in famiglia, fino a quando vengono usati come stracci per pulire la casa.

Un kanga è un lungo pezzo rettangolare colorato, composto da due metà che si abbinano. Sono una profusione di tanti disegni dai colori accesi, contenuti all’interno di un bordo rettangolare. Dentro ogni bordo c’è una frase o un proverbio in Swahili, un pezzo di saggezza kanga. Originariamente, i disegni del kanga erano fiori o figure geometriche perché erano usati dalle donne per andare alla moschea e indossare immagini di creature viventi era considerato blasfemo. Ma nell’entroterra tanzano le cose sono cambiate e si possono trovare kanga raffiguranti qualunque cosa, da polli a matite.

Si pensa che i kanga siano arrivati nell’Africa Orientale con l’arrivo dei portoghesi nel 1500. Si dice che le donne del luogo ammirassero i loro fazzoletti colorati; i portoghesi li cucivano insieme per formare dei kanga. Tuttavia, ricerche nella storia Swahili indicano che le persone Swahili indossavano due pezzi di vestito colorato molto prima che gli europei mettessero piede in Africa. I colori e le forme sono cambiati sotto le diverse influenze culturali e l’incarnazione moderna dei kanga si crede risalga al 1900.

Il kanga è molto più di un semplice pezzo di vestito, scandisce il passaggio della vita nella vita Swahili. I neonati sono avvolti nei kanga alla nascita quando ancora stanno piangendo, pochi istanti dopo essere venuti al mondo. Alle ragazze viene regalato un nuovo kanga per segnare il loro passaggio alla vita adulta. Durante la prima notte di nozze, marito e moglie per tradizione indossano ognuno una metà di kanga, profumata con incenso e spezie. Le donne indossano i kanga ai funerali, e i morti sono avvolti e sepolti in un kanga, lasciando la vita come vi sono entrati.

Le parole scritte in un kanga sono importanti, più dei suoi colori o disegni. Una donna è rimasta scioccata nel ricevere un kanga da sua sorella con la scritta: “hasidi kwangu hupati kitu”, ovvero “le persone invidiose non otterranno niente da me”. Lo aveva scelto per i suoi colori senza leggerlo. I kanga sono usati per fare delle affermazioni, per essere visti e letti. Proprio come in Occidente le persone indossano magliette con slogan sul petto, gli africani indossano i kanga. Le parole significano quello che sei e possono esprimere speranza, fede, preoccupazione, amicizia, avvertimenti contro pettegolezzi.

“Kanga fimbo ya mwanamke” – “Il kanga è il bastone di una donna”. Due donne stavano litigando per un uomo. La prima viene vista camminare lungo la strada con un kanga che dice: “non lo avrai mai, anche se vai da tutti gli stregoni”. Il giorno successivo la seconda donna viene vista camminare con un nuovo kanga che dice: “non è magia ma la fortuna che mi ama”.

I kanga riflettono il proprio contesto sociale e politico. L’ultimo decennio ha visto l’aumento di kanga politici, con scritte retoriche e volti sorridenti di politici che guardano dai kanga indossati dalle donne, una nuova forma di propaganda. Anche le scritte dei kanga sono cambiate, alcune sono diventate negative e offensive. “Mama mkwe ni jipu la utosi” – “Una suocera è un ascesso nel centro della testa” oppure “Kila waonalo wasema na hili pia kaseme” – “Dovrai dire tutto quello che vedi, quindi vai e raccontal!”. Le generazioni più giovani indossano kanga con queste scritte per provocare e per questa ragione in Oman alcuni kanga vengono prodotti senza alcuna scritta come forma di censura, togliendo così l’elemento più importante di un kanga.

Tuttavia, il kanga continua a evolversi e non ci sono segni che la sua popolarità stia diminuendo. Negozi come Kanga Kabisa uniscono la migliore produzione di moda africana e occidentale per produrre vestiti eleganti. I turisi li portano a casa come doni, da indossare, da usare come tovaglie, tende o appendere sul muro. C’è perfino un libro intitolato “101 modi di usare il kanga”. Versatile, colorato e unico, il kanga rimane il simbolo della cultura, società e vita africana.
Nadil Hadi

Chi fosse interessato a ricevere un kanga, può effettuare una donazione minima di 30 euro sul conto Banca Prossima, il cui IBAN è nella pagina donazioni, indicando “kanga” nella causale del versamento, e annotando il proprio indirizzo oppure tramite Paypal.